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Domenica, domenica. che programmi avevano le sue amiche? Tiro' fuori le chiavi di casa dalla borsetta. Che programmi avevano? Ma che le importava, erano tutte stronze, tutte antipatiche. Senti' qualcosa di strano nella borsa. Plastica. Sembrava cellofan. Aveva completamente dimenticato di aver portato con se' le calze che le aveva comperato Marco. Le aveva messe nella borsa. Si porto' le mani alla testa. Lui, lui, ancora lui! Ma perche' l'aveva fatto? Perche' si era portata un pezzo di Marco a casa? La sua faccia da porco l'avrebbe ossessionata. Il ricordo degli sculettamenti fatti davanti al suo sguardo arrapato l'avrebbe fatta vergognare finche' avesse avuto vita. Entro' in casa. Accese la luce del corridoio, e si senti' rabbrividire dal freddo. I termosifoni erano spenti da un pezzo, a causa del maledetto termostato digitale che faceva tutto da solo. Glielo aveva programmato l'elettricista, e lei aveva perso le istruzioni, cosi' non sapeva modificargli il programma. Imprecando, chiuse la porta e si rassegno a tremare. Appese la borsa all'appendipanni e tolse il cappotto. Una doccia, senz'altro, e poi subito a nanna. L'acqua bollente le lavo' via la stanchezza. Usci' dal box e infilo' un paio dei suoi slip, buttando quelli di Marco nel cesto della biancheria sporca. Mentre si faceva schioccare il sottile elastico di pizzo sull'addome si rese conto che il vuoto di stomaco che sentiva era dovuto alla fame. Non aveva mangiato niente, quel giorno! Aveva della carne in scatola nel frigo, e dell'insalata. Usci' dal bagno avvolta nell'accappatoio. Be', se voleva mangiare qualcosa prima di andare a letto doveva coprirsi, perche' non era piacevole battere i denti. Avrebbe indossato subito il pigiama. Certo il pigiama da solo non faceva granche'; avrebbe messo anche un maglione. E sotto, perche' no, un bel collant. Aveva da scegliere.
Lui sembrava piu' imbarazzato di lei. Ti disturbo? provo'. Lui sussulto'. Eh? No, no, figurati! Stavo. leggendo. Ma dammi il cappotto, disse vedendo che lei se lo toglieva. Lo prese e senti' qualcosa scattargli dentro quando vide il suo abbigliamento. Portava una rigorosa giacca color melanzana sopra una camicetta bianca lavorata a merletti, un'aderente minigonna nera e scarpe coi tacchi. Anche le calze, velate e lucide, erano nere. E' carino, qui disse Barbara guardandosi attorno. Ti sei sistemato bene. Insomma, disse lui. La guardo' ammirato ancora un pochino, poi le disse: Accomodati pure. A cosa debbo l'onore di questa bella visita?. Barbara si sedette sul divano in salotto, e accavallo' le gambe, scoprendone sette ottavi. Su di esse, le calze frusciarono rumorosamente. Aveva delle cosce da premio, osservo' Marco. Cominciava a non sentirsi bene. Bevi qualcosa? Un amaro? propose subito. Lei chino' il capo spostandosi i capelli da una parte. Un goccio di Martini va bene, grazie, disse dolcemente. Poi, mentre lui preparava i bicchieri, disse: Ti sembrera' strano, ma sono qui per motivi di lavoro. Ah, si'?, fece lui versando il Martini. Lavoro per una banca, adesso. Il Banco Ambroveneto, del quale tu sei da poco correntista. Marco le porse il bicchiere e sedette sulla poltrona davanti a lei. Davvero? A piazza Zama? Lei annui', sorridendo. Poso' il bicchiere sul tavolino e apri' la borsetta, estraendone un cartoncino. Il mio biglietto da visita, annuncio'. Barbara Bellini, responsabile clienti. lesse lui. Pero'! Complimenti. Ma guarda che combinazione. Pensa che ho scoperto che abitavi qui solo perche' il direttore dell'agenzia mi ha incaricato di venirti a fare visita e di proporti un'assicurazione, spiego'. Alzo' il bicchiere, e brindarono. Bevve un sorso e prosegui': Quando ho controllato la tua cartella ho visto la fotocopia della tua patente e mi sono detta: 'ma guarda un po' chi si rivede'. AMATEUR Sono i casi della vita, convenne Marco bevendo d'un fiato il suo Martini. Ma non ti ho mai vista nell'agenzia, finora.
Adesso con la destra le teneva la pistola puntata sulla fronte e con la sinistra si slacciava la cinta dei pantaloni. Lei capi', e comincio' a piangere, ma senza ribellarsi. Sempre tenendole la pistola addosso, l'uomo si abbasso' i pantaloni e le mutande. Aveva un cazzo mostruoso, enorme e gia' bagnato di sborra. Barbara urlo' e si appiatti' contro il muro. Non fare cosi', le disse l'uomo tenendole la mano libera. Sara' un attimo. Lei chiuse gli occhi, continuando a urlare disperatamente. Stupida stronza grido' l'uomo prendendola per un braccio e gettandola sul letto. Ti divertirai, invece. Poso' la pistola sul comodino e le monto' sopra a cavalcioni. Le abbasso' un po' i jeans ancora non allacciati, poi cerco' di abbassarle anche il corpino del collant ma l'impazienza lo rendeva impacciato. Prese l'elastico e tiro' con tutte le sue forze verso il basso. Il leggero collant si strappo', lasciando come ultimo ostacolo il piccolissimo slip al di sotto di esso. L'uomo vi introdusse le mani e con uno strattone lo abbasso' alle cosce. Poi abbasso' il bacino e guido' il suo cazzo nella vagina scoperta di lei. Fu un attimo davvero. Lei si inarco' e quasi svenne, lui grugni' di piacere. Dopo pochi istanti la sborra schizzo' fuori bollente, impetuosa. Barbara urlo' con tutta la voce che aveva in gola. Poi si lascio' andare sul letto, mentre lui estraeva il cazzo gocciolante. Velocemente l'uomo tiro' su le mutande e i pantaloni e riprese in mano la pistola. Gliela punto' addosso e disse: Sei stata brava. Ancora qualche istante e potrai tornartene al tuo teleromanzo. Mantenendo puntata la pistola l'uomo si giro' e frugo' nei cassetti della specchiera. Prese tutta la gioielleria e la mise in un sacchetto dei rifiuti che aveva tenuto in tasca.
Lui sembrava piu' imbarazzato di lei. Ti disturbo? provo'. Lui sussulto'. Eh? No, no, figurati! Stavo. leggendo. Ma dammi il cappotto, disse vedendo che lei se lo toglieva. Lo prese e senti' qualcosa scattargli dentro quando vide il suo abbigliamento. Portava una rigorosa giacca color melanzana sopra una camicetta bianca lavorata a merletti, un'aderente minigonna nera e scarpe coi tacchi. Anche le calze, velate e lucide, erano nere. E' carino, qui disse Barbara guardandosi attorno. Ti sei sistemato bene. Insomma, disse lui. La guardo' ammirato ancora un pochino, poi le disse: Accomodati pure. A cosa debbo l'onore di questa bella visita?. Barbara si sedette sul divano in salotto, e accavallo' le gambe, scoprendone sette ottavi. Su di esse, le calze frusciarono rumorosamente. Aveva delle cosce da premio, osservo' Marco. Cominciava a non sentirsi bene. Bevi qualcosa? Un amaro? propose subito. Lei chino' il capo spostandosi i capelli da una parte. Un goccio di Martini va bene, grazie, disse dolcemente. Poi, mentre lui preparava i bicchieri, disse: Ti sembrera' strano, ma sono qui per motivi di lavoro. Ah, si'?, fece lui versando il Martini. Lavoro per una banca, adesso. Il Banco Ambroveneto, del quale tu sei da poco correntista. Marco le porse il bicchiere e sedette sulla poltrona davanti a lei. Davvero? A piazza Zama? Lei annui', sorridendo. Poso' il bicchiere sul tavolino e apri' la borsetta, estraendone un cartoncino. Il mio biglietto da visita, annuncio'. Barbara Bellini, responsabile clienti. lesse lui. Pero'! Complimenti. Ma guarda che combinazione. Pensa che ho scoperto che abitavi qui solo perche' il direttore dell'agenzia mi ha incaricato di venirti a fare visita e di proporti un'assicurazione, spiego'. Alzo' il bicchiere, e brindarono. Bevve un sorso e prosegui': Quando ho controllato la tua cartella ho visto la fotocopia della tua patente e mi sono detta: 'ma guarda un po' chi si rivede'. AMATEUR Sono i casi della vita, convenne Marco bevendo d'un fiato il suo Martini. Ma non ti ho mai vista nell'agenzia, finora.
Era come se fosse uscita da un sogno. Ora, il freddo della sera invernale le pungeva sulla pelle del viso e delle mani, dissipando l'atmosfera irreale della quale era stata ignara prigioniera quel giorno. D'un tratto, mentre camminava sul marciapiede semideserto (che ore erano? Le otto? Le undici?) si rese conto dell'assurdita' di tutto quello che le era capitato, della sua e dell'altrui pazzia. Avvicinandosi alla fermata dell'autobus, i fanali accesi delle auto che le lampeggiavano nel cervello, la faccia sudata di Marco le si sparo' negli occhi e lei ne fu terrorizzata. Ancora, di nuovo uscita dalla sua casa per la seconda volta quel giorno, dopo avergli ciucciato il cazzo e bevutone lo sperma caldo, dopo essersi fatta chiavare come una troia e dopo essersi prestata libidinosamente alle sue smanie feticiste, di nuovo, ancora, era a pezzi e aveva voglia di piangere. Doveva convincersi che Marco era un pazzo, un individuo pericoloso da evitare. Eppure, nonostante cercasse di odiarlo, non ci riusciva con tutte le parti della sua anima. Un angolino piccolo del suo Io non lo detestava. e Cristo, sembrava piuttosto amarlo. Questa tremenda consapevolezza la terrorizzava. La banchina salvagente della fermata era deserta. Chissa' quando sarebbe passato il bus, si chiese lei. Non se ne vedeva uno in giro. Sabato sera. le giovani donne della sua eta' erano a divertirsi coi mariti. Lei invece aspettava l'autobus, sola e in lacrime. Si strinse nel cappotto. Arrivo' a casa mezz'ora piu' tardi. Entrando nell'androne si ricordo' di avere l'orologio e lo guardo'. Le dieci e venti. Alle dieci e venti il sabato notte era appena cominciato: per lei invece finiva. Sali' le scale, le gambe doloranti. A letto, si', subito. Cristo, perche' l'indomani era domenica, e non lunedi'? Aveva voglia di andarsene in banca a lavorare, di riprendere subito il ritmo frenetico che le avrebbe permesso di dimenticare. Domenica! Forse sarebbe impazzita.
Ecco la prima parte di un racconto, se dovesse raccogliere qualche consenso, pubblicherò il seguito. Il figlio maschio Tornavo al sud ormai solo durante le ferie estive, andavo a trovare la mia vecchia madre ed era l’occasione per ritrovare gli amici FREE PORN VIDEO Era anche l’occasione per rivedere Augustina, la ragazza che aiutava mia madre in casa a fare i mestieri; a dir la verità neanche lei era più una ragazza, doveva ormai essere sui trenta, appena qualche anno più giovane di me. “Buongiorno signorino” mi salutò appena mi intravide davanti all’uscio di casa “Avete fatto un buon viaggio?” “Ciao Augustina” era più bella di prima, bruna con gli occhi scuri e i capelli lunghi e ricci raccolti dietro la nuca. Di Augustina mi aveva sempre intrigato la possanza fisica, non che fosse grassa, ma il suo corpo esprimeva pienamente la forza e la sensualità di una contadina nel pieno vigore della gioventù. Grande seno e un culo assolutamente fantastico. “Signora è arrivato il signorino” urlò gioiosa per avvertire mia madre. Seguirono I soliti convenevoli, con le solite visite ai parenti e agli amici, sempre desiderosi di sapere come fosse la vita al Nord per uno che ormai si era affermato professionalmente e socialmente e che doveva necessariamente fare una vita di quelle che si vedono in tv. La mia mente era invece in uno stato di stallo, fissa su Augustina e il suo sorriso ingenuo; non mi aveva mai sfiorato l’idea di un approccio sessuale nei suoi confronti, ero sempre stato estremamente formale con lei, pur provando un affetto quasi fraterno. Probabilmente mia madre l’aveva sempre tenuta a distanza di sicurezza da me, redarguendola ogni qualvolta un suo atteggiamento o un vestitino particolare avessero potuto distrarmi dallo studio o dal lavoro. Tornai a casa prima del previsto, in anticipo sull’ora di pranzo. Augustina era intenta a preparare il pranzo e mia madre era andata a trovare una vicina.
Domenica, domenica. che programmi avevano le sue amiche? Tiro' fuori le chiavi di casa dalla borsetta. Che programmi avevano? Ma che le importava, erano tutte stronze, tutte antipatiche. Senti' qualcosa di strano nella borsa. Plastica. Sembrava cellofan. Aveva completamente dimenticato di aver portato con se' le calze che le aveva comperato Marco. Le aveva messe nella borsa. Si porto' le mani alla testa. Lui, lui, ancora lui! Ma perche' l'aveva fatto? Perche' si era portata un pezzo di Marco a casa? La sua faccia da porco l'avrebbe ossessionata. Il ricordo degli sculettamenti fatti davanti al suo sguardo arrapato l'avrebbe fatta vergognare finche' avesse avuto vita. Entro' in casa. Accese la luce del corridoio, e si senti' rabbrividire dal freddo. I termosifoni erano spenti da un pezzo, a causa del maledetto termostato digitale che faceva tutto da solo. Glielo aveva programmato l'elettricista, e lei aveva perso le istruzioni, cosi' non sapeva modificargli il programma. Imprecando, chiuse la porta e si rassegno a tremare. Appese la borsa all'appendipanni e tolse il cappotto. Una doccia, senz'altro, e poi subito a nanna. L'acqua bollente le lavo' via la stanchezza. Usci' dal box e infilo' un paio dei suoi slip, buttando quelli di Marco nel cesto della biancheria sporca. Mentre si faceva schioccare il sottile elastico di pizzo sull'addome si rese conto che il vuoto di stomaco che sentiva era dovuto alla fame. Non aveva mangiato niente, quel giorno! Aveva della carne in scatola nel frigo, e dell'insalata. Usci' dal bagno avvolta nell'accappatoio. Be', se voleva mangiare qualcosa prima di andare a letto doveva coprirsi, perche' non era piacevole battere i denti. Avrebbe indossato subito il pigiama. Certo il pigiama da solo non faceva granche'; avrebbe messo anche un maglione. E sotto, perche' no, un bel collant. Aveva da scegliere.
Erano in quattro, tutti di mezza eta'. Uno di loro aveva la barba, un altro portava gli occhiali. La guardarono a lungo, come incuriositi. Il piu' alto dei quattro, forse quello che aveva parlato, teneva in mano un sacco nero chiuso con uno spago. Fu lui che entro' per primo, sorridendole deferente. Lei oggi ha subito una rapina a mano armata, annuncio'. La guardo' ancora intensamente, come cercando conferma a quello che aveva detto. Lei si affretto' ad annuire, sentendosi sciocca. Il ladro, il furto; si', era accaduto anche quello. Ha ragione, disse con un mezzo sorriso. Era vero; non sapeva cos'altro aggiungere. Lo guardo'. Si rese conto che il suo non era lo sguardo di una che aveva subito da poco una rapina, ma non le riusciva di fingersi affranta. Il fatto che gli agenti non fossero li' per Marco le avrebbe permesso di mettersi a ballare e cantare. Il carabiniere alto induri' gli occhi. Come mai non ha sporto subito denuncia?. Aveva una voce che sapeva essere inquietante. Barbara indietreggio'. La denuncia, certo. Che alibi poteva crearsi per non aver denunciato subito il furto? Il fatto che subito dopo fosse uscita per andare da Marco? Ma. Sarebbero andati a controllare da lui! Oh, no. Si rese conto di essere in una gabbia che aveva costruito lei personalmente con le sue assurde azioni di quel giorno. Prese tempo. Io. ma come avete fatto a prendere il ladro? Il carabiniere si volto' indietro a scoccare un'occhiata ai suoi colleghi, ritti in semicerchio davanti alla porta. Torno' a guardare Barbara. Disse: Oggi pomeriggio alle quattro la portiera di questo stabile ha telefonato in caserma. Ha riferito di aver visto uscire uno sconosciuto dai modi sospetti verso le tre del pomeriggio, ma di non averlo visto entrare. Quindi, insospettita, ci ha telefonato indicandoci anche la targa della macchina sulla quale si e' allontanato. Abbiamo istituito subito dei posti di blocco nel quartiere e abbiamo acciuffato il ladro e la refurtiva. Pero' il ladro ha cercato di fuggire ed e' stato ferito, quindi non abbiamo potuto stabilire subito a chi appartenesse la refurtiva visto che lui non era in grado di parlare. Abbiamo aspettato fino a un'ora fa che arrivassero denunce di rapine nel quartiere. Nulla. Abbiamo interrogato il ladro, che ci ha parlato della rapina. Ha detto di averla anche violentata e che.
Barbara attraverso' l'androne velocemente e non prese l'ascensore per paura di incontrarvi qualcuno dentro. Dopotutto si sentiva abbastanza malridotta. Fece le due rampe di scale che la separavano dal suo appartamento, tiro' fuori la chiave dalla borsetta ed entro'. C'era buio. Tutte le finestre erano chiuse e le tapparelle abbassate. Accese la luce del corridoio. Un'ombra. Dove? Sembrava aver attraversato il corridoio ed essere entrata in camera da letto. Barbara sussulto'. Immaginazione, si disse. Un'ombra, che assurdita'. In casa sua, in pieno giorno. Si reco' in cucina e spalanco' completamente la finestra. Il sole invase la stanza facendo risplendere gli ottoni e i metalli. Sotto di lei, il traffico di Roma, i marciapiedi pieni di gente, il trambusto di sempre. Ma quell'ombra. Accese il televisore. Sul canale memorizzato c'era una soap opera. Le erano sempre piaciute le soap opera. Alzo' il volume. Seguendo distrattamente i dialoghi, si tolse le scarpe e comincio' a spogliarsi. Faticosamente sfilo' la minigonna, poi tiro' giu' il collant. Tolse anche la camicia e il reggiseno. Quell'ombra. Getto' gli indumenti smessi nel cesto della biancheria sporca e con le sole mutandine sporche addosso si reco' in bagno, lasciando il televisore acceso e col volume alto. Il pavimento era ghiacciato sotto i piedi scalzi e l'atmosfera stessa dell'appartamento le sembrava fredda e ostile. Passando davanti alla porta della stanza da letto, si giro' da quella parte. Non c'era nessuno. Si chiuse in bagno e fece una lunghissima doccia calda, lavandosi meticolosamente la vagina e il sedere. Lo scrosciare dell'acqua copriva quasi completamente l'audio del televisore, ma non le importava troppo. Voleva solo purificarsi dopo quello che aveva fatto. Usci' avvolgendosi in un ampio accappatoio. Si vesti' in cucina, davanti al televisore acceso, seguendo il teleromanzo. Mise su uno slip piccolissimo, un reggiseno nuovo e un leggero collant blu sul quale fece scorrere uno strettissimo paio di jeans elasticizzati.
Ecco la prima parte di un racconto, se dovesse raccogliere qualche consenso, pubblicherò il seguito. Il figlio maschio Tornavo al sud ormai solo durante le ferie estive, andavo a trovare la mia vecchia madre ed era l’occasione per ritrovare gli amici FREE PORN VIDEO Era anche l’occasione per rivedere Augustina, la ragazza che aiutava mia madre in casa a fare i mestieri; a dir la verità neanche lei era più una ragazza, doveva ormai essere sui trenta, appena qualche anno più giovane di me. “Buongiorno signorino” mi salutò appena mi intravide davanti all’uscio di casa “Avete fatto un buon viaggio?” “Ciao Augustina” era più bella di prima, bruna con gli occhi scuri e i capelli lunghi e ricci raccolti dietro la nuca. Di Augustina mi aveva sempre intrigato la possanza fisica, non che fosse grassa, ma il suo corpo esprimeva pienamente la forza e la sensualità di una contadina nel pieno vigore della gioventù. Grande seno e un culo assolutamente fantastico. “Signora è arrivato il signorino” urlò gioiosa per avvertire mia madre. Seguirono I soliti convenevoli, con le solite visite ai parenti e agli amici, sempre desiderosi di sapere come fosse la vita al Nord per uno che ormai si era affermato professionalmente e socialmente e che doveva necessariamente fare una vita di quelle che si vedono in tv. La mia mente era invece in uno stato di stallo, fissa su Augustina e il suo sorriso ingenuo; non mi aveva mai sfiorato l’idea di un approccio sessuale nei suoi confronti, ero sempre stato estremamente formale con lei, pur provando un affetto quasi fraterno. Probabilmente mia madre l’aveva sempre tenuta a distanza di sicurezza da me, redarguendola ogni qualvolta un suo atteggiamento o un vestitino particolare avessero potuto distrarmi dallo studio o dal lavoro. Tornai a casa prima del previsto, in anticipo sull’ora di pranzo. Augustina era intenta a preparare il pranzo e mia madre era andata a trovare una vicina.
Fai piano, pero' chioccio'. Fu un lampo. Senti' il cazzo entrare in lei con violenza insuperabile, sfondandole la vagina. Era come se la stessero impalando. Urlo'. Marco comincio' a dare spinte sempre piu' forti, in rapida sequenza, ma si capiva che sentiva male anche lui. Lei non era eccitata e la sua fica non era lubrificata a sufficienza. Era tremendo per entrambi. Ma presto lui le eiaculo' dentro, e lei accolse il liquido con un brivido di purissimo terrore. Quando lui sembro' avvedersene, in pieno orgasmo, si fece violenza e tiro' indietro il cazzo che ancora eruttava. Glielo trascino' sul collant, sporcandolo a chiazze e grugnendo per la fatica. Ma a sorpresa, Barbara si alzo' a sedere e con uno scatto repentino ando' a succhiare il resto dello sperma che continuava a sprizzare fuori dal cazzo di Marco. Stupefatto, Marco sobbalzo' e riprese a godere intensamente. Barbara sembrava espertissima. Succhiava con voracita', mordendogli la cappella, come una bambina in allattamento. Poi la tensione prese a calare, i muscoli contratti si rilassarono, l'ec-citazione si spense. Marco e Barbara si adagiarono sul letto, uno sull'altra, mentre il calore dei loro corpi carichi di adrenalina li fondeva assieme rendendoli un'unica entita'. Forse si addormentarono, o forse per qualche tempo furono troppo felici per rendersi conto di essere vivi. Ma riprendendo lentamente coscienza ecco che si sentivano male, come se qualcuno avesse succhiato via loro l'anima, e quasi volevano piangere. Lo sperma era diventato gelido nella fica di Barbara, Marco sentiva il cazzo fargli male e le gambe che tremavano. Non dissero nulla. Barbara non dovette faticare molto per liberarsi dell'abbraccio di Marco e per sedersi sul bordo del letto. Lo sperma appiccicoso le dava fastidio in mezzo alle gambe e aveva una consistenza pastosa nella bocca. Si rendeva vagamente conto della gravita' di quello che aveva appena fatto. Si alzo', e senza lavarsi tiro' su le mutandine e il collant. Marco dormiva profondamente, spossato. ![]() Contatore Sesso Gratis Pagina sesso gratis principale/A> Se ancora avete bisogno dell'Info circa SESSOGRATIS SESSO PORNODovreste verificare questo collegamento: |