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Adesso con la destra le teneva la pistola puntata sulla fronte e con la sinistra si slacciava la cinta dei pantaloni. Lei capi', e comincio' a piangere, ma senza ribellarsi. Sempre tenendole la pistola addosso, l'uomo si abbasso' i pantaloni e le mutande. Aveva un cazzo mostruoso, enorme e gia' bagnato di sborra. Barbara urlo' e si appiatti' contro il muro. Non fare cosi', le disse l'uomo tenendole la mano libera. Sara' un attimo. Lei chiuse gli occhi, continuando a urlare disperatamente. Stupida stronza grido' l'uomo prendendola per un braccio e gettandola sul letto. Ti divertirai, invece. Poso' la pistola sul comodino e le monto' sopra a cavalcioni. Le abbasso' un po' i jeans ancora non allacciati, poi cerco' di abbassarle anche il corpino del collant ma l'impazienza lo rendeva impacciato. Prese l'elastico e tiro' con tutte le sue forze verso il basso. Il leggero collant si strappo', lasciando come ultimo ostacolo il piccolissimo slip al di sotto di esso. L'uomo vi introdusse le mani e con uno strattone lo abbasso' alle cosce. Poi abbasso' il bacino e guido' il suo cazzo nella vagina scoperta di lei. Fu un attimo davvero. Lei si inarco' e quasi svenne, lui grugni' di piacere. Dopo pochi istanti la sborra schizzo' fuori bollente, impetuosa. Barbara urlo' con tutta la voce che aveva in gola. Poi si lascio' andare sul letto, mentre lui estraeva il cazzo gocciolante. Velocemente l'uomo tiro' su le mutande e i pantaloni e riprese in mano la pistola. Gliela punto' addosso e disse: Sei stata brava. Ancora qualche istante e potrai tornartene al tuo teleromanzo. Mantenendo puntata la pistola l'uomo si giro' e frugo' nei cassetti della specchiera. Prese tutta la gioielleria e la mise in un sacchetto dei rifiuti che aveva tenuto in tasca.
Aveva ancora il cazzo di fuori, i peli pubici rappresi nella sborra, le lenzuola sotto di lui avevano chiazze scure e umide. Le dimensioni del suo organo erano pero' vistosamente diminuite. Ora il palo di poco tempo prima s'era rattrappito fino a diventare un minuscolo moncherino floscio tra la peluria del glande, un appendice di carne e pelle assurda e ridicola. Barbara prese i suoi vestiti e usci' dalla stanza senza far rumore. Termino' di vestirsi in soggiorno. Indosso' il cappotto, prese la sua borsa e fuggi' dall'appartamento. Il taxi era ancora li', parcheggiato davanti al portone del palazzo. Il tassista stava appoggiato al cofano e leggeva il giornale. Barbara aveva completamente dimenticato di essere venuta in taxi; non s'era ricordata di aver portato la macchina dal meccanico perche' il motore era andato fuori fase. Il primo pensiero che ebbe riguardo' il tassametro. Quanto tempo era stata da Marco? Guardo' l'orologio: mezzogiorno e venti. Il tassista la stava aspettando da piu' di un'ora. E poi dicono che l'omini e violentano, ae donne! sbotto' il tassista. Era un uomo pingue, grave, dall'aspetto volgare e dal fortissimo accento romanesco. Ce l'ha con me? sobbalzo' Barbara. Co' lei? No, leggevo qui er giornale. Hanno violentato una, ieri, erano in sei, facevano a turno dice, l'hanno proprio riempita. Ma o sapeva questa come 'nnava vestita? Ciaveva a minigonna che nun se vedeva manco, tanto era piccola, e poppe de fori, li capelli jarivavano ar culo. Pe' forza che nun se so potuti trattene', poracci; so' omini, mica robbotte! A corpa e' de quaa mignottona. Una donna allora non puo' vestirsi come vuole? fece Barbara entrando nel taxi. L'uomo si sistemo' al posto di guida. Nun dico questo, signori', ma un minimo de rispetto pe' noiartri Cristi. se crede che vede' certi spettacoli nun ce provoca gnente dentro? Ao', mica saranno tutti froci a 'sto mondo!. Ingrano' la prima e si butto' nel traffico. Senta, lasciamo perdere disse Barbara. Cerchi di tornare in fretta a casa mia. Sono molto stanca. La strada se la ricorda? L'uomo rise. Io cio' tutta Roma dentro a capoccia, signori'! So' quarant'anni che faccio er tassista a 'sta citta' der cazzo, mica 'n giorno. Be', mi scusi disse Barbara.
Ho solo una gran fretta di rientrare. A capisco, sapesse quanta ggente e' passata su quer sedile. omini, donne, regazzini, tutti che cianno sempre 'na fretta boia quanno stanno seduti li'. Tanto e' inutile core, signori', do' vo' ariva', a fine nostra e' sempre quella, che se crede? Ma io. Nun se preoccupi, signori'. se vede che nun e' piu' come prima. er lavoro, eh? Eh gia' sorrise Barbara. Un cliente un po' esigente. Improvvisamente l'uomo scoppio' a ridere. E l'avevo capito, io. n'ora de lavoro. Chissa' che ja' chiesto, quello. Ehi, salto' su Barbara avvampando. Che cosa vorrebbe dire? Sta scherzando, spero. Mamma mia, signori', e che ho detto! E' lei che pensa subito male: se sa che a gente oggi e' incontentabile, che nullo so, sapesse e richieste che me fanno a me tante vorte. Bisogna ave' pazzienza e esse professionali, come se dice, strigne li denti e anna' avanti. Appunto. Dovevo aprire una polizza assicurativa un po' impegnativa, e ho usato il mestiere. Ognuno sa fare il suo, non crede? Me sa che lei er suo o sa fa' pure troppo bene, disse il tassista. L'anima de li mortacci tua! urlo' all'improvviso al conduttore di un furgoncino che gli aveva tagliato la strada per girare a sinistra. Te piasse n'corpo, 'mbranato. Ma tu guarda che razza de fii de 'na mignotta ce stanno 'n giro. Poi dice l'incidenti. E te credo. Barbara si appoggio' al finestrino. Era distrutta, le facevano male le gambe e aveva la schiena indolenzita. In bocca sentiva ancora il sapore dello sperma di Marco. Aveva solo voglia di una lunghissima doccia calda. Comunque signori', je posso di' 'na cosa? fece il tassista, seriamente, dopo qualche minuto di silenzio. Cosa? disse lei. Me scusi, sa, se joo dico. Ma quaa chiazza lucida 'ntorno aa bocca. Saa levi, je ce sta male. O dico pe' lei. In un istante di puro terrore, Barbara si guardo' nello specchietto dell'abitacolo.
Barbara scavallo' le gambe, allungandosi per poggiare il bicchiere vuoto sul tavolino. VIDEOS PORNO GRATIS Per forza. Io non lavoro agli sportelli, sto negli uffici chiusi al pubblico. Be', e' un peccato. azzardo' Marco facendosi vermiglio. Barbara rise, colpita. Be', grazie, disse. Con calma prosegui': Dal lunedi' al venerdi' lavoro li' dentro. Il sabato, invece, come oggi, lo dedico alle visite 'porta a porta', come si dice. Penso che sia un piacere per tutti i clienti ricevere la visita di una ragazza carina e gentile come te, disse Marco guardandole fissamente le gambe. Poi aggiunse, alzando lo sguardo: Non sei cambiata molto dai tempi dell'universita'. Forse prima eri piu' ragazza, ora. sembri piu' matura, piu' donna. Fremette vedendola arrossire. Basta, mi fai girare la testa! rise lei. Ma tu, dimmi, cos'hai fatto da allora? Lavori? Sei fidanzato? L'ultima domanda fu un sussurro. Lui si fece pensieroso e assente, e il suo volto si ombro'. Io. lavoro coi computer. Dopo la laurea ho fatto un corso, ora sono programmatore. e no, non sono fidanzato; non lo sono mai stato. Come vedi, vivo da single. Lei si guardo' ancora attorno. Soffriva degli sguardi insistiti di lui, e gli faceva tenerezza quel suo modo dimesso di presentarsi. Poi lui si alzo' e lei, istintivamente, si alzo' con lui. Fu tutto abbastanza strano. Nessuno dei due prese apertamente l'iniziativa, eppure a un certo punto entrambi si trovarono faccia a faccia, che si spogliavano. Mentre lo facevano non volava una parola. Solo fuori c'era il solito casino. Marco tolse i pantaloni e la camicia, restando in slip. Barbara sfilo' a fatica la minigonna, poi la camicetta, infine il collant. Ne aveva appena abbassato il corpino sotto i glutei che Marco l'assali', gettandosi su di lei e cadendo con lei sul letto. Che fai! grido' Barbara, che era sotto di lui. Rimbalzando, Marco tiro' giu' la parte anteriore dello slip rivelando un organo in piena erezione. Era turgido, pulsante, solcato da vene possenti, la cappella violacea. Barbara si irrigidi', spaventata. Cristo, mormoro'. Togliti le mutandine, ansimo' Marco. Toglitele, per Dio. Si teneva il cazzo con le mani a coppa, e tremava. Aveva gli occhi di fuori per l'eccitazione. Le calze, titubo' Barbara. Fammi finire di sfilare le calze. Le mutandine! urlo' Marco. Barbara ubbidi'. Si prese l'elastico delle mutandine di pizzo, tiro' giu'. esponendo in pieno la fica coperta di ispida e setosa peluria castana. Chiuse gli occhi.
Ci ritrovammo l’indomani seduti sul divano della sala. “Mi raccomando signorino, non usate parole difficili” mi raccomandò. “Non ti preoccupare Augustina” la rassicurai “A decidere il sesso è il maschio” iniziai “infatti a seconda del tipo di cromosoma fornito.” “lo sapevo” mi interruppe Augustina “non capisco già niente di GANGBANG PICS “Ditemi cosa devo fare” mi chiese Augustina Decisi di puntare al sodo “Augustina, lo hai mai preso nel culo ?” il viso di Augustina avvampò. “Cosa dite signorino” rispose scandalizzata “queste cose non si fanno, sono contro natura” “Nel nostro caso sarà di ausilio alla natura perché l’aiuteremo a fare il suo corso” dissi mentendo spudoratamente e godendo dello sfoggio di bugie che le stavo propinando. “Lo sfintere anale massaggerà il pene in modo da agire nello sperma e quindi negli spermatozoi selezionando solo quelli portatori del cromosoma Y, cioè quelli in grado di concepire il maschio” perseverai con tono severo. “Quando il pene sarà prossimo alla eiaculazione, verrà introdotto nella vagina dove scaricherà solo quegli spermatozoi adatti al concepimento del maschio…” “Se lo dite voi…ditemi quello che devo fare” rispose Augustina intontita dalla spiegazione, consapevole solo del fatto che per dare a Salvatore il figlio tanto desiderato avrebbe dovuto fare una cosa per cui aveva sempre provato schifo e vergogna. “Domani è il giorno adatto, faremo tutto qui, ho già il necessario in borsa, ti prescriverò un clistere che dovrai fare prima di venire qui, mi raccomando la massima discrezione”. Augustina prese la prescrizione e mi salutò ringraziandomi con gli occhi bassi, non sembrava entusiasta come prima.
Erano in quattro, tutti di mezza eta'. Uno di loro aveva la barba, un altro portava gli occhiali. La guardarono a lungo, come incuriositi. Il piu' alto dei quattro, forse quello che aveva parlato, teneva in mano un sacco nero chiuso con uno spago. Fu lui che entro' per primo, sorridendole deferente. Lei oggi ha subito una rapina a mano armata, annuncio'. La guardo' ancora intensamente, come cercando conferma a quello che aveva detto. Lei si affretto' ad annuire, sentendosi sciocca. Il ladro, il furto; si', era accaduto anche quello. Ha ragione, disse con un mezzo sorriso. Era vero; non sapeva cos'altro aggiungere. Lo guardo'. Si rese conto che il suo non era lo sguardo di una che aveva subito da poco una rapina, ma non le riusciva di fingersi affranta. Il fatto che gli agenti non fossero li' per Marco le avrebbe permesso di mettersi a ballare e cantare. Il carabiniere alto induri' gli occhi. Come mai non ha sporto subito denuncia?. Aveva una voce che sapeva essere inquietante. Barbara indietreggio'. La denuncia, certo. Che alibi poteva crearsi per non aver denunciato subito il furto? Il fatto che subito dopo fosse uscita per andare da Marco? Ma. Sarebbero andati a controllare da lui! Oh, no. Si rese conto di essere in una gabbia che aveva costruito lei personalmente con le sue assurde azioni di quel giorno. Prese tempo. Io. ma come avete fatto a prendere il ladro? Il carabiniere si volto' indietro a scoccare un'occhiata ai suoi colleghi, ritti in semicerchio davanti alla porta. Torno' a guardare Barbara. Disse: Oggi pomeriggio alle quattro la portiera di questo stabile ha telefonato in caserma. Ha riferito di aver visto uscire uno sconosciuto dai modi sospetti verso le tre del pomeriggio, ma di non averlo visto entrare. Quindi, insospettita, ci ha telefonato indicandoci anche la targa della macchina sulla quale si e' allontanato. Abbiamo istituito subito dei posti di blocco nel quartiere e abbiamo acciuffato il ladro e la refurtiva. Pero' il ladro ha cercato di fuggire ed e' stato ferito, quindi non abbiamo potuto stabilire subito a chi appartenesse la refurtiva visto che lui non era in grado di parlare. Abbiamo aspettato fino a un'ora fa che arrivassero denunce di rapine nel quartiere. Nulla. Abbiamo interrogato il ladro, che ci ha parlato della rapina. Ha detto di averla anche violentata e che.
Fai piano, pero' chioccio'. Fu un lampo. Senti' il cazzo entrare in lei con violenza insuperabile, sfondandole la vagina. Era come se la stessero impalando. Urlo'. Marco comincio' a dare spinte sempre piu' forti, in rapida sequenza, ma si capiva che sentiva male anche lui. Lei non era eccitata e la sua fica non era lubrificata a sufficienza. Era tremendo per entrambi. Ma presto lui le eiaculo' dentro, e lei accolse il liquido con un brivido di purissimo terrore. Quando lui sembro' avvedersene, in pieno orgasmo, si fece violenza e tiro' indietro il cazzo che ancora eruttava. Glielo trascino' sul collant, sporcandolo a chiazze e grugnendo per la fatica. Ma a sorpresa, Barbara si alzo' a sedere e con uno scatto repentino ando' a succhiare il resto dello sperma che continuava a sprizzare fuori dal cazzo di Marco. Stupefatto, Marco sobbalzo' e riprese a godere intensamente. Barbara sembrava espertissima. Succhiava con voracita', mordendogli la cappella, come una bambina in allattamento. Poi la tensione prese a calare, i muscoli contratti si rilassarono, l'ec-citazione si spense. Marco e Barbara si adagiarono sul letto, uno sull'altra, mentre il calore dei loro corpi carichi di adrenalina li fondeva assieme rendendoli un'unica entita'. Forse si addormentarono, o forse per qualche tempo furono troppo felici per rendersi conto di essere vivi. Ma riprendendo lentamente coscienza ecco che si sentivano male, come se qualcuno avesse succhiato via loro l'anima, e quasi volevano piangere. Lo sperma era diventato gelido nella fica di Barbara, Marco sentiva il cazzo fargli male e le gambe che tremavano. Non dissero nulla. Barbara non dovette faticare molto per liberarsi dell'abbraccio di Marco e per sedersi sul bordo del letto. Lo sperma appiccicoso le dava fastidio in mezzo alle gambe e aveva una consistenza pastosa nella bocca. Si rendeva vagamente conto della gravita' di quello che aveva appena fatto. Si alzo', e senza lavarsi tiro' su le mutandine e il collant. Marco dormiva profondamente, spossato.
Ecco la prima parte di un racconto, se dovesse raccogliere qualche consenso, pubblicherò il seguito. Il figlio maschio Tornavo al sud ormai solo durante le ferie estive, andavo a trovare la mia vecchia madre ed era l’occasione per ritrovare gli amici FREE PORN VIDEO Era anche l’occasione per rivedere Augustina, la ragazza che aiutava mia madre in casa a fare i mestieri; a dir la verità neanche lei era più una ragazza, doveva ormai essere sui trenta, appena qualche anno più giovane di me. “Buongiorno signorino” mi salutò appena mi intravide davanti all’uscio di casa “Avete fatto un buon viaggio?” “Ciao Augustina” era più bella di prima, bruna con gli occhi scuri e i capelli lunghi e ricci raccolti dietro la nuca. Di Augustina mi aveva sempre intrigato la possanza fisica, non che fosse grassa, ma il suo corpo esprimeva pienamente la forza e la sensualità di una contadina nel pieno vigore della gioventù. Grande seno e un culo assolutamente fantastico. “Signora è arrivato il signorino” urlò gioiosa per avvertire mia madre. Seguirono I soliti convenevoli, con le solite visite ai parenti e agli amici, sempre desiderosi di sapere come fosse la vita al Nord per uno che ormai si era affermato professionalmente e socialmente e che doveva necessariamente fare una vita di quelle che si vedono in tv. La mia mente era invece in uno stato di stallo, fissa su Augustina e il suo sorriso ingenuo; non mi aveva mai sfiorato l’idea di un approccio sessuale nei suoi confronti, ero sempre stato estremamente formale con lei, pur provando un affetto quasi fraterno. Probabilmente mia madre l’aveva sempre tenuta a distanza di sicurezza da me, redarguendola ogni qualvolta un suo atteggiamento o un vestitino particolare avessero potuto distrarmi dallo studio o dal lavoro. Tornai a casa prima del previsto, in anticipo sull’ora di pranzo. Augustina era intenta a preparare il pranzo e mia madre era andata a trovare una vicina.
Lui sembrava piu' imbarazzato di lei. Ti disturbo? provo'. Lui sussulto'. Eh? No, no, figurati! Stavo. leggendo. Ma dammi il cappotto, disse vedendo che lei se lo toglieva. Lo prese e senti' qualcosa scattargli dentro quando vide il suo abbigliamento. Portava una rigorosa giacca color melanzana sopra una camicetta bianca lavorata a merletti, un'aderente minigonna nera e scarpe coi tacchi. Anche le calze, velate e lucide, erano nere. E' carino, qui disse Barbara guardandosi attorno. Ti sei sistemato bene. Insomma, disse lui. La guardo' ammirato ancora un pochino, poi le disse: Accomodati pure. A cosa debbo l'onore di questa bella visita?. Barbara si sedette sul divano in salotto, e accavallo' le gambe, scoprendone sette ottavi. Su di esse, le calze frusciarono rumorosamente. Aveva delle cosce da premio, osservo' Marco. Cominciava a non sentirsi bene. Bevi qualcosa? Un amaro? propose subito. Lei chino' il capo spostandosi i capelli da una parte. Un goccio di Martini va bene, grazie, disse dolcemente. Poi, mentre lui preparava i bicchieri, disse: Ti sembrera' strano, ma sono qui per motivi di lavoro. Ah, si'?, fece lui versando il Martini. Lavoro per una banca, adesso. Il Banco Ambroveneto, del quale tu sei da poco correntista. Marco le porse il bicchiere e sedette sulla poltrona davanti a lei. Davvero? A piazza Zama? Lei annui', sorridendo. Poso' il bicchiere sul tavolino e apri' la borsetta, estraendone un cartoncino. Il mio biglietto da visita, annuncio'. Barbara Bellini, responsabile clienti. lesse lui. Pero'! Complimenti. Ma guarda che combinazione. Pensa che ho scoperto che abitavi qui solo perche' il direttore dell'agenzia mi ha incaricato di venirti a fare visita e di proporti un'assicurazione, spiego'. Alzo' il bicchiere, e brindarono. Bevve un sorso e prosegui': Quando ho controllato la tua cartella ho visto la fotocopia della tua patente e mi sono detta: 'ma guarda un po' chi si rivede'. AMATEUR Sono i casi della vita, convenne Marco bevendo d'un fiato il suo Martini. Ma non ti ho mai vista nell'agenzia, finora.
Prese la borsa e tiro' fuori i collant che le aveva comprato Marco. Per essere un uomo, aveva buoni gusti in materia di calze, si disse. Tiro' fuori le quattro confezioni. Dunque: due velati, uno di cotone, uno effetto lucido. Quale avrebbe indossato? Rimase a pensarci un pochino, poi prese quello di cotone e lo tolse dalla confezione. Sedette in soggiorno, sul divano, chinandosi in avanti. Arrotolo' il collant, lo calzo' ai piedi e in fretta se lo srotolo' sulle gambe infreddolite. Era molto elastico e pesante, di un bel color castoro semicoprente, e teneva molto caldo. Mentre lo indossava, Barbara ripenso' con vergogna allo spettacolo offerto a Marco di lei che s'infilava sontuosamente le calze; aveva davvero fatto una cazzata a prestarsi. Solo l'eccitazione le aveva permesso di concedergli quella cosa. Non le importava tanto di essere stata inculata a freddo e impiastrata di sperma dappertutto, quanto di aver perduto la dignita' assecondando le smanie di un pazzo feticista. Si reco' in camera da letto e dal guardaroba trasse un ampio tubino di maglia che le arrivava poco sotto i glutei. Lo portava spesso quando era in casa, ma non aveva mai avuto il coraggio di uscirci. Presumeva che con quello le si vedessero senza sforzo le mutande. Tolse l'accappatoio e l'indosso'. Il pigiama avrebbe aspettato; le era passato il sonno. Infilo' le pantofole e col collant che frusciava si reco' in cucina. Accese il televisore e tiro' fuori dal frigo tutto quello che c'era di pronto. Malgrado si sforzasse di seguire la trasmissione in TV, mentre mangiava non poteva fare a meno di pensare a Marco e, di riflesso, a quell'assurdo sabato che aveva appena trascorso. Con tutto quello che le era capitato, non riusciva a capire come non fosse impazzita davvero, e come adesso si trovasse tranquillamente a mangiare anziche' dallo psichiatra. Ora, il suo unico desiderio era quello di andarsene a letto per fare in modo che quel sabato da manicomio finisse sul serio. La domenica, senza dubbio, l'avrebbe rilassata.
Stava ancora laboriosamente comprimendo i fianchi nei jeans quando comincio' a squillare il telefono. Dal telecomando abbasso' il volume del televisore e cosi' come si trovava ando' a rispondere. Si', pronto, disse. Barbara, sei tu?. La voce di Marco, ansiosa, preoccupata. Sorpresa, lei disse: Si', sono io. ma come fai ad avere il mio numero?. Ho ricontrollato certe carte dell'Universita'. Per un attimo la voce parve farsi ghignante. Cosa c'e'? chiese lei. Be', io. Una pausa, poi: Volevo solo dirti che mi dispiace per quello che e' successo. Davvero, non so cosa mi e' preso. Spero che tu non abbia pensato male di me. Non faccio mai cose del genere. Oh, disse Barbara. Non devi preoccuparti. Anzi, ti diro'. e' stato bellissimo. Arrossi'. Sul serio. Non avevo mai provato una sensazione cosi' intensa. Un attimo di silenzio. Poi: Barbara. Si'? Ti amo. Lei, sorridendo appena: Anch'io ti amo. Rifacciamolo, ti prego. Rifacciamolo. Sicuro. quando vuoi. Davvero. Stanotte. Va bene stanotte? Perfetto. Stanotte a casa tua. Un bacione, Marco. Ciao, bellissima. E giu'. Disorientata, anche Barbara attacco'. Improvvisamente, il televisore in cucina aveva il volume altissimo. Lei si giro', incuriosita, e urlo'. Un uomo sulla trentina, basso, stempiato, vestito di scuro, le puntava una pistola alla testa guardandola di sbieco. Le si avvicino' prendendole le mani mentre lei, paralizzata dal terrore, restava immobile accanto al telefono, tremando come una foglia. Strinse i polsi tra le sue dita facendola urlare per il dolore, e avvicinando la bocca alle sue orecchie le disse: Finiscila di agitarti e non fare stronzate se hai cara la pelle. Soprattutto non urlare, tanto col televisore cosi' alto non ti puo' sentire nessuno. Se farai quello che ti dico io senza protestare ci sbrigheremo in pochi minuti e potrai tornare a guardarti il teleromanzo. Barbara mugolo'. Lui allontano' la mano con la pistola e con l'altra la spinse verso la stanza da letto.
Ho DEL SESSO DELLA FOTO Guardo invece i miei allievi intenti a digitare gli ultimi paragrafi. L' esercizio di stasera era particolarmente impegnativo ma, del resto siamo quasi a fine anno. Lo voglionoIo ce la metto tutta nel mio lavoro. Amo queste macchine al silicio da molti anni, da quando fare la softwarista era considerato un lavoro assolutamente strano. Vallo a spiegare alla zia Rosa che cavolo di mestiere facessi! Ma adesso ormai tutto il parentado ha compreso che la piccolina di famiglia lavora coi computer. Ne vanno persino orgogliosi. Mica una ragazza qualunque la nostra!, replicano a chiunque li interroghi su come io mi guadagni i soldini per vestirmi con tanto stile. 'sto diploma o no? Mah! Alla fine - mi dico - ci perdono loro se non mi vogliono dar retta. Dovranno rendersene conto prima o poi; i computer sono già dentro di noi. E' meglio saperlo per tempo, cari ragazzi miei. Ricordate, non è il mezzo che fa danni ma chi lo usa male. Imparate a conoscere questi strumenti meravigliosi e potrete essere fra coloro che li useranno per vivere meglio e far vivere meglio.
Bene, signorino, grazie” rispose “Carmela è ormai signorina, ha tredici anni, Luana deve andare in prima media e Solange fa ancora la terza elementare, sono tutte e tre molto brave a scuola, glielo dico sempre di studiare” e intanto mi sorrideva e faceva muovere il suo bel culone apparecchiando la tavola. “E tuo marito Salvatore come sta ?” le chiesi “Bene, bene anche lui, ma è fissato col figlio maschio, ne vorrebbe uno e sarebbe disposto a tutto” rispose con uno sguardo preoccupato. “Ma io gli ho già risposto che verrebbe sicuramente un’altra femmina e che lui stavolta impazzirebbe per la delusione”. “Non è che voi signorino conoscete un modo sicuro per avere un figlio maschio?” mi chiese quasi scherzando, come se conoscesse già la risposta. Non so cosa mi avesse preso, forse il suo culo ondeggiante mi ottenebrava la mente, ma decisi di stare al gioco. “A dire il vero, agli ultimi congressi a cui ho partecipato si parlava di un metodo di concepimento naturale, largamente usato nei paesi asiatici, per avere l’assoluta certezza di concepire un figlio maschio…” “Mi state prendendo in giro vero, signorino?” chiese spalancando gli occhi. “Non mi permetterei mai” risposi “nella mia posizione certe affermazioni…” “Scusatemi signorino, non volevo offendervi, ma YOUNG GIRLS sarebbe troppo bello per essere vero” mi interruppe con uno sguardo scintillante. Decisi di continuare “non è un sistema alla portata di tutti, è necessaria una buona preparazione dei tempi e dei metodi, uno spirito di collaborazione deciso e senza tentennamenti”. “Tutto ciò che vuole signorino, ma noi non abbiamo tanti soldi, Salvatore ha perso ancora il lavoro e io…” disse con uno sguardo mesto. “Non ti preoccupare Augustina, mi occuperò personalmente del tuo caso e non dovrai spendere una lira” risposi “l’unica condizione che pongo è che non dovrai parlare a nessuno di questa cosa, inoltre dovrai sottoporti a metodi che forse ti sembreranno un po’ strani ma devi aver fiducia in me”. “Grazie grazie signorino” rispose quasi con le lacrime agli occhi afferrandomi e baciandomi le mani. Le dissi che l’indomani, approfittando dell’assenza di mia madre, le avrei spiegato in dettaglio il metodo e le semplici operazioni che lei avrebbe dovuto seguire. Quella notte architettai un piano che sarebbe dovuto risultare abbastanza credibile per Augustina ma nella stesso tempo portarmi diritto allo scopo.
Aveva ancora il cazzo di fuori, i peli pubici rappresi nella sborra, le lenzuola sotto di lui avevano chiazze scure e umide. Le dimensioni del suo organo erano pero' vistosamente diminuite. Ora il palo di poco tempo prima s'era rattrappito fino a diventare un minuscolo moncherino floscio tra la peluria del glande, un appendice di carne e pelle assurda e ridicola. Barbara prese i suoi vestiti e usci' dalla stanza senza far rumore. Termino' di vestirsi in soggiorno. Indosso' il cappotto, prese la sua borsa e fuggi' dall'appartamento. Il taxi era ancora li', parcheggiato davanti al portone del palazzo. Il tassista stava appoggiato al cofano e leggeva il giornale. Barbara aveva completamente dimenticato di essere venuta in taxi; non s'era ricordata di aver portato la macchina dal meccanico perche' il motore era andato fuori fase. Il primo pensiero che ebbe riguardo' il tassametro. Quanto tempo era stata da Marco? Guardo' l'orologio: mezzogiorno e venti. Il tassista la stava aspettando da piu' di un'ora. E poi dicono che l'omini e violentano, ae donne! sbotto' il tassista. Era un uomo pingue, grave, dall'aspetto volgare e dal fortissimo accento romanesco. Ce l'ha con me? sobbalzo' Barbara. Co' lei? No, leggevo qui er giornale. Hanno violentato una, ieri, erano in sei, facevano a turno dice, l'hanno proprio riempita. Ma o sapeva questa come 'nnava vestita? Ciaveva a minigonna che nun se vedeva manco, tanto era piccola, e poppe de fori, li capelli jarivavano ar culo. Pe' forza che nun se so potuti trattene', poracci; so' omini, mica robbotte! A corpa e' de quaa mignottona. Una donna allora non puo' vestirsi come vuole? fece Barbara entrando nel taxi. L'uomo si sistemo' al posto di guida. Nun dico questo, signori', ma un minimo de rispetto pe' noiartri Cristi. se crede che vede' certi spettacoli nun ce provoca gnente dentro? Ao', mica saranno tutti froci a 'sto mondo!. Ingrano' la prima e si butto' nel traffico. Senta, lasciamo perdere disse Barbara. Cerchi di tornare in fretta a casa mia. Sono molto stanca. La strada se la ricorda? L'uomo rise. Io cio' tutta Roma dentro a capoccia, signori'! So' quarant'anni che faccio er tassista a 'sta citta' der cazzo, mica 'n giorno. Be', mi scusi disse Barbara.
Bene, signorino, grazie” rispose “Carmela è ormai signorina, ha tredici anni, Luana deve andare in prima media e Solange fa ancora la terza elementare, sono tutte e tre molto brave a scuola, glielo dico sempre di studiare” e intanto mi sorrideva e faceva muovere il suo bel culone apparecchiando la tavola. “E tuo marito Salvatore come sta ?” le chiesi “Bene, bene anche lui, ma è fissato col figlio maschio, ne vorrebbe uno e sarebbe disposto a tutto” rispose con uno sguardo preoccupato. “Ma io gli ho già risposto che verrebbe sicuramente un’altra femmina e che lui stavolta impazzirebbe per la delusione”. “Non è che voi signorino conoscete un modo sicuro per avere un figlio maschio?” mi chiese quasi scherzando, come se conoscesse già la risposta. Non so cosa mi avesse preso, forse il suo culo ondeggiante mi ottenebrava la mente, ma decisi di stare al gioco. “A dire il vero, agli ultimi congressi a cui ho partecipato si parlava di un metodo di concepimento naturale, largamente usato nei paesi asiatici, per avere l’assoluta certezza di concepire un figlio maschio…” “Mi state prendendo in giro vero, signorino?” chiese spalancando gli occhi. “Non mi permetterei mai” risposi “nella mia posizione certe affermazioni…” “Scusatemi signorino, non volevo offendervi, ma YOUNG GIRLS sarebbe troppo bello per essere vero” mi interruppe con uno sguardo scintillante. Decisi di continuare “non è un sistema alla portata di tutti, è necessaria una buona preparazione dei tempi e dei metodi, uno spirito di collaborazione deciso e senza tentennamenti”. “Tutto ciò che vuole signorino, ma noi non abbiamo tanti soldi, Salvatore ha perso ancora il lavoro e io…” disse con uno sguardo mesto. “Non ti preoccupare Augustina, mi occuperò personalmente del tuo caso e non dovrai spendere una lira” risposi “l’unica condizione che pongo è che non dovrai parlare a nessuno di questa cosa, inoltre dovrai sottoporti a metodi che forse ti sembreranno un po’ strani ma devi aver fiducia in me”. “Grazie grazie signorino” rispose quasi con le lacrime agli occhi afferrandomi e baciandomi le mani. Le dissi che l’indomani, approfittando dell’assenza di mia madre, le avrei spiegato in dettaglio il metodo e le semplici operazioni che lei avrebbe dovuto seguire. Quella notte architettai un piano che sarebbe dovuto risultare abbastanza credibile per Augustina ma nella stesso tempo portarmi diritto allo scopo.
Adesso con la destra le teneva la pistola puntata sulla fronte e con la sinistra si slacciava la cinta dei pantaloni. Lei capi', e comincio' a piangere, ma senza ribellarsi. Sempre tenendole la pistola addosso, l'uomo si abbasso' i pantaloni e le mutande. Aveva un cazzo mostruoso, enorme e gia' bagnato di sborra. Barbara urlo' e si appiatti' contro il muro. Non fare cosi', le disse l'uomo tenendole la mano libera. Sara' un attimo. Lei chiuse gli occhi, continuando a urlare disperatamente. Stupida stronza grido' l'uomo prendendola per un braccio e gettandola sul letto. Ti divertirai, invece. Poso' la pistola sul comodino e le monto' sopra a cavalcioni. Le abbasso' un po' i jeans ancora non allacciati, poi cerco' di abbassarle anche il corpino del collant ma l'impazienza lo rendeva impacciato. Prese l'elastico e tiro' con tutte le sue forze verso il basso. Il leggero collant si strappo', lasciando come ultimo ostacolo il piccolissimo slip al di sotto di esso. L'uomo vi introdusse le mani e con uno strattone lo abbasso' alle cosce. Poi abbasso' il bacino e guido' il suo cazzo nella vagina scoperta di lei. Fu un attimo davvero. Lei si inarco' e quasi svenne, lui grugni' di piacere. Dopo pochi istanti la sborra schizzo' fuori bollente, impetuosa. Barbara urlo' con tutta la voce che aveva in gola. Poi si lascio' andare sul letto, mentre lui estraeva il cazzo gocciolante. Velocemente l'uomo tiro' su le mutande e i pantaloni e riprese in mano la pistola. Gliela punto' addosso e disse: Sei stata brava. Ancora qualche istante e potrai tornartene al tuo teleromanzo. Mantenendo puntata la pistola l'uomo si giro' e frugo' nei cassetti della specchiera. Prese tutta la gioielleria e la mise in un sacchetto dei rifiuti che aveva tenuto in tasca.
Ho DEL SESSO DELLA FOTO Guardo invece i miei allievi intenti a digitare gli ultimi paragrafi. L' esercizio di stasera era particolarmente impegnativo ma, del resto siamo quasi a fine anno. Lo voglionoIo ce la metto tutta nel mio lavoro. Amo queste macchine al silicio da molti anni, da quando fare la softwarista era considerato un lavoro assolutamente strano. Vallo a spiegare alla zia Rosa che cavolo di mestiere facessi! Ma adesso ormai tutto il parentado ha compreso che la piccolina di famiglia lavora coi computer. Ne vanno persino orgogliosi. Mica una ragazza qualunque la nostra!, replicano a chiunque li interroghi su come io mi guadagni i soldini per vestirmi con tanto stile. 'sto diploma o no? Mah! Alla fine - mi dico - ci perdono loro se non mi vogliono dar retta. Dovranno rendersene conto prima o poi; i computer sono già dentro di noi. E' meglio saperlo per tempo, cari ragazzi miei. Ricordate, non è il mezzo che fa danni ma chi lo usa male. Imparate a conoscere questi strumenti meravigliosi e potrete essere fra coloro che li useranno per vivere meglio e far vivere meglio.
Ecco la prima parte di un racconto, se dovesse raccogliere qualche consenso, pubblicherò il seguito. Il figlio maschio Tornavo al sud ormai solo durante le ferie estive, andavo a trovare la mia vecchia madre ed era l’occasione per ritrovare gli amici FREE PORN VIDEO Era anche l’occasione per rivedere Augustina, la ragazza che aiutava mia madre in casa a fare i mestieri; a dir la verità neanche lei era più una ragazza, doveva ormai essere sui trenta, appena qualche anno più giovane di me. “Buongiorno signorino” mi salutò appena mi intravide davanti all’uscio di casa “Avete fatto un buon viaggio?” “Ciao Augustina” era più bella di prima, bruna con gli occhi scuri e i capelli lunghi e ricci raccolti dietro la nuca. Di Augustina mi aveva sempre intrigato la possanza fisica, non che fosse grassa, ma il suo corpo esprimeva pienamente la forza e la sensualità di una contadina nel pieno vigore della gioventù. Grande seno e un culo assolutamente fantastico. “Signora è arrivato il signorino” urlò gioiosa per avvertire mia madre. Seguirono I soliti convenevoli, con le solite visite ai parenti e agli amici, sempre desiderosi di sapere come fosse la vita al Nord per uno che ormai si era affermato professionalmente e socialmente e che doveva necessariamente fare una vita di quelle che si vedono in tv. La mia mente era invece in uno stato di stallo, fissa su Augustina e il suo sorriso ingenuo; non mi aveva mai sfiorato l’idea di un approccio sessuale nei suoi confronti, ero sempre stato estremamente formale con lei, pur provando un affetto quasi fraterno. Probabilmente mia madre l’aveva sempre tenuta a distanza di sicurezza da me, redarguendola ogni qualvolta un suo atteggiamento o un vestitino particolare avessero potuto distrarmi dallo studio o dal lavoro. Tornai a casa prima del previsto, in anticipo sull’ora di pranzo. Augustina era intenta a preparare il pranzo e mia madre era andata a trovare una vicina.
Si sarebbe alzata tardi: le dieci, o anche le undici. Avrebbe fatto una doccia memorabile, si sarebbe messa una tuta e sarebbe uscita. Magari a trovare i genitori, fuori Roma. Non le andava molto di rivedere suo padre, ma. Ci vollero alcuni secondi perche' capisse che era sobbalzata e il boccone le era andato quasi di traverso. Il campanello. Maledizione, il campanello! Qualcuno. ma non finiva mai quella merda di sabato? Le dieci e quarantacinque di sera! Si alzo' e la prima cosa che fece fu quella di abbassarsi il piu' possibile il tubino. Si avvicino' alla porta e chiese con apprensione: Chi e'?. Carabinieri, signorina disse una voce forte dall'altra parte. Barbara si senti' come mancare; dovette poggiarsi alla porta per non stramazzare sul pavimento. Se l'era sentito; Cristo, Marco era morto e lei sarebbe stata arrestata. Si senti' di nuovo inghiottita dall'incubo, come se un vortice oscuro la risucchiasse dalla punta dei piedi. Tutto cosi' in fretta, cosi' in fretta! Guardo' dallo spioncino. Deformate dalla lente, c'erano davvero delle persone in uniforme scura dietro la porta. Che cosa e' successo? chiese dissimulando la disperazione. Lei e' la signorina Barbara Bellini, vero? disse ancora la voce di prima. Non sembrava ostile. Per un istante Barbara penso' di negare, ma poi rispose: Sono io. Abbiamo delle notizie importanti per lei, signorina. Se ci fa entrare noi. Avete un mandato? lo interruppe lei. Ci fu un brusio; sembrava stessero consultandosi. Barbara attendeva dietro lo spioncino, col fiatone. Doveva fuggire, e farlo prima possibile. Non appena fosse comparso quel pezzo di carta. Veramente, non abbiamo un mandato disse la solita voce. Volevamo solo avvertirla che abbiamo con noi la sua bigiotteria. Abbiamo incastrato il ladro qualche ora fa. Barbara grido' di gioia. Il ladro, lo stupro. si', era successo anche quello, oltre a tutto il resto. Si senti' risollevata come se qualcuno l'avesse lanciata in aria. Entrate, entrate pure disse affrettandosi ad aprire la porta. E scusatemi.
Ho solo una gran fretta di rientrare. A capisco, sapesse quanta ggente e' passata su quer sedile. omini, donne, regazzini, tutti che cianno sempre 'na fretta boia quanno stanno seduti li'. Tanto e' inutile core, signori', do' vo' ariva', a fine nostra e' sempre quella, che se crede? Ma io. Nun se preoccupi, signori'. se vede che nun e' piu' come prima. er lavoro, eh? Eh gia' sorrise Barbara. Un cliente un po' esigente. Improvvisamente l'uomo scoppio' a ridere. E l'avevo capito, io. n'ora de lavoro. Chissa' che ja' chiesto, quello. Ehi, salto' su Barbara avvampando. Che cosa vorrebbe dire? Sta scherzando, spero. Mamma mia, signori', e che ho detto! E' lei che pensa subito male: se sa che a gente oggi e' incontentabile, che nullo so, sapesse e richieste che me fanno a me tante vorte. Bisogna ave' pazzienza e esse professionali, come se dice, strigne li denti e anna' avanti. Appunto. Dovevo aprire una polizza assicurativa un po' impegnativa, e ho usato il mestiere. Ognuno sa fare il suo, non crede? Me sa che lei er suo o sa fa' pure troppo bene, disse il tassista. L'anima de li mortacci tua! urlo' all'improvviso al conduttore di un furgoncino che gli aveva tagliato la strada per girare a sinistra. Te piasse n'corpo, 'mbranato. Ma tu guarda che razza de fii de 'na mignotta ce stanno 'n giro. Poi dice l'incidenti. E te credo. Barbara si appoggio' al finestrino. Era distrutta, le facevano male le gambe e aveva la schiena indolenzita. In bocca sentiva ancora il sapore dello sperma di Marco. Aveva solo voglia di una lunghissima doccia calda. Comunque signori', je posso di' 'na cosa? fece il tassista, seriamente, dopo qualche minuto di silenzio. Cosa? disse lei. Me scusi, sa, se joo dico. Ma quaa chiazza lucida 'ntorno aa bocca. Saa levi, je ce sta male. O dico pe' lei. In un istante di puro terrore, Barbara si guardo' nello specchietto dell'abitacolo.
Prese la borsa e tiro' fuori i collant che le aveva comprato Marco. Per essere un uomo, aveva buoni gusti in materia di calze, si disse. Tiro' fuori le quattro confezioni. Dunque: due velati, uno di cotone, uno effetto lucido. Quale avrebbe indossato? Rimase a pensarci un pochino, poi prese quello di cotone e lo tolse dalla confezione. Sedette in soggiorno, sul divano, chinandosi in avanti. Arrotolo' il collant, lo calzo' ai piedi e in fretta se lo srotolo' sulle gambe infreddolite. Era molto elastico e pesante, di un bel color castoro semicoprente, e teneva molto caldo. Mentre lo indossava, Barbara ripenso' con vergogna allo spettacolo offerto a Marco di lei che s'infilava sontuosamente le calze; aveva davvero fatto una cazzata a prestarsi. Solo l'eccitazione le aveva permesso di concedergli quella cosa. Non le importava tanto di essere stata inculata a freddo e impiastrata di sperma dappertutto, quanto di aver perduto la dignita' assecondando le smanie di un pazzo feticista. Si reco' in camera da letto e dal guardaroba trasse un ampio tubino di maglia che le arrivava poco sotto i glutei. Lo portava spesso quando era in casa, ma non aveva mai avuto il coraggio di uscirci. Presumeva che con quello le si vedessero senza sforzo le mutande. Tolse l'accappatoio e l'indosso'. Il pigiama avrebbe aspettato; le era passato il sonno. Infilo' le pantofole e col collant che frusciava si reco' in cucina. Accese il televisore e tiro' fuori dal frigo tutto quello che c'era di pronto. Malgrado si sforzasse di seguire la trasmissione in TV, mentre mangiava non poteva fare a meno di pensare a Marco e, di riflesso, a quell'assurdo sabato che aveva appena trascorso. Con tutto quello che le era capitato, non riusciva a capire come non fosse impazzita davvero, e come adesso si trovasse tranquillamente a mangiare anziche' dallo psichiatra. Ora, il suo unico desiderio era quello di andarsene a letto per fare in modo che quel sabato da manicomio finisse sul serio. La domenica, senza dubbio, l'avrebbe rilassata.
Barbara attraverso' l'androne velocemente e non prese l'ascensore per paura di incontrarvi qualcuno dentro. Dopotutto si sentiva abbastanza malridotta. Fece le due rampe di scale che la separavano dal suo appartamento, tiro' fuori la chiave dalla borsetta ed entro'. C'era buio. Tutte le finestre erano chiuse e le tapparelle abbassate. Accese la luce del corridoio. Un'ombra. Dove? Sembrava aver attraversato il corridoio ed essere entrata in camera da letto. Barbara sussulto'. Immaginazione, si disse. Un'ombra, che assurdita'. In casa sua, in pieno giorno. Si reco' in cucina e spalanco' completamente la finestra. Il sole invase la stanza facendo risplendere gli ottoni e i metalli. Sotto di lei, il traffico di Roma, i marciapiedi pieni di gente, il trambusto di sempre. Ma quell'ombra. Accese il televisore. Sul canale memorizzato c'era una soap opera. Le erano sempre piaciute le soap opera. Alzo' il volume. Seguendo distrattamente i dialoghi, si tolse le scarpe e comincio' a spogliarsi. Faticosamente sfilo' la minigonna, poi tiro' giu' il collant. Tolse anche la camicia e il reggiseno. Quell'ombra. Getto' gli indumenti smessi nel cesto della biancheria sporca e con le sole mutandine sporche addosso si reco' in bagno, lasciando il televisore acceso e col volume alto. Il pavimento era ghiacciato sotto i piedi scalzi e l'atmosfera stessa dell'appartamento le sembrava fredda e ostile. Passando davanti alla porta della stanza da letto, si giro' da quella parte. Non c'era nessuno. Si chiuse in bagno e fece una lunghissima doccia calda, lavandosi meticolosamente la vagina e il sedere. Lo scrosciare dell'acqua copriva quasi completamente l'audio del televisore, ma non le importava troppo. Voleva solo purificarsi dopo quello che aveva fatto. Usci' avvolgendosi in un ampio accappatoio. Si vesti' in cucina, davanti al televisore acceso, seguendo il teleromanzo. Mise su uno slip piccolissimo, un reggiseno nuovo e un leggero collant blu sul quale fece scorrere uno strettissimo paio di jeans elasticizzati.
Barbara attraverso' l'androne velocemente e non prese l'ascensore per paura di incontrarvi qualcuno dentro. Dopotutto si sentiva abbastanza malridotta. Fece le due rampe di scale che la separavano dal suo appartamento, tiro' fuori la chiave dalla borsetta ed entro'. C'era buio. Tutte le finestre erano chiuse e le tapparelle abbassate. Accese la luce del corridoio. Un'ombra. Dove? Sembrava aver attraversato il corridoio ed essere entrata in camera da letto. Barbara sussulto'. Immaginazione, si disse. Un'ombra, che assurdita'. In casa sua, in pieno giorno. Si reco' in cucina e spalanco' completamente la finestra. Il sole invase la stanza facendo risplendere gli ottoni e i metalli. Sotto di lei, il traffico di Roma, i marciapiedi pieni di gente, il trambusto di sempre. Ma quell'ombra. Accese il televisore. Sul canale memorizzato c'era una soap opera. Le erano sempre piaciute le soap opera. Alzo' il volume. Seguendo distrattamente i dialoghi, si tolse le scarpe e comincio' a spogliarsi. Faticosamente sfilo' la minigonna, poi tiro' giu' il collant. Tolse anche la camicia e il reggiseno. Quell'ombra. Getto' gli indumenti smessi nel cesto della biancheria sporca e con le sole mutandine sporche addosso si reco' in bagno, lasciando il televisore acceso e col volume alto. Il pavimento era ghiacciato sotto i piedi scalzi e l'atmosfera stessa dell'appartamento le sembrava fredda e ostile. Passando davanti alla porta della stanza da letto, si giro' da quella parte. Non c'era nessuno. Si chiuse in bagno e fece una lunghissima doccia calda, lavandosi meticolosamente la vagina e il sedere. Lo scrosciare dell'acqua copriva quasi completamente l'audio del televisore, ma non le importava troppo. Voleva solo purificarsi dopo quello che aveva fatto. Usci' avvolgendosi in un ampio accappatoio. Si vesti' in cucina, davanti al televisore acceso, seguendo il teleromanzo. Mise su uno slip piccolissimo, un reggiseno nuovo e un leggero collant blu sul quale fece scorrere uno strettissimo paio di jeans elasticizzati. ![]() Contatore Sesso Gratis Pagina sesso gratis principale/A> Se ancora avete bisogno dell'Info circa VIDEO SESSO GRATIS SESSO PORNODovreste verificare questo collegamento: |